Uguaglianza e diversità

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Secondo Simone Weil, se è vero che “un uguale grado di attenzione è dovuto ai bisogni di tutti gli esseri umani”, si deve stabilire un equilibrio fra uguaglianza e diversità.
L’equilibrio può valersi di una proporzione fra potere e rischi, basata sulla responsabilità. Questo implica una data organizzazione dei rischi e, nel diritto penale, un concetto della punizione in cui il rango sociale abbia ruolo di circostanza aggravante nel determinare la pena; tutto ciò a maggior ragione quando si è sul piano delle alte cariche pubbliche.

Occorre che il crimine di disonestà degli uomini pubblici verso lo Stato sia davvero punito più severamente della rapina a mano armata.

Questo perché rifare un’anima al paese è problema urgente e pratico.

Dio lo vuole

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«Signori, non è molto tempo che ci siamo ritrovati qui, in un’occasione che mi ha dato più conforto e soddisfazione di quelli che me ne dia l’odierna. Ciò che io vi debbo dire non richiede preamboli, perché il motivo di questa riunione è chiarissimo. Avrei desiderato di tutto cuore che questo motivo non sorgesse.
Nella vostra precedente riunione io vi ho fatto conoscere quale sia stata l’origine prima di questo governo che vi ha chiamato e per l’autorità del quale voi siete venuti. Vi ho detto poi fra l’altro che eravate un parlamento libero, e voi lo siete fino a quando riconoscerete l’autorità del governo che vi ha convocati. Ma questa parola di “parlamento libero”, implica una reciprocità o non significa nulla. Invero questa reciprocità era implicita ed esplicita e credo che i vostri atti e la vostra condotta dovevano conformarvisi.
Ma credo ora che sia necessario di fare l’apologia delle mie funzioni, ciò che non avevo l’idea di dover fare. Io penso e ho sempre pensato, da che ho assunto la mia carica, che se Dio non volesse sostenermi mi avrebbe fatto cadere. Ma se il dovere mi incombe di rimanere io non posso sottrarmi a questo dovere dinanzi a Dio. E questo sarà il preambolo del mio discorso.
Io non mi sono designato da me a questo posto. Lo ripeto: non mi sono designato io a questo posto. Di ciò Dio mi è testimonio e vi sono altri che darebbero la loro vita per testimoniare questa verità, e che ripeto vi direbbero che io non mi sono designato a questo posto».

«Solo Dio e  il popolo mi toglieranno dal mio posto, altrimenti io non lo lascerò; tradirei la missione affidatami da Dio, l’interesse del popolo, se lo lasciassi.
Ero un gentiluomo di nascita, non vivevo in altissimo ambiente, ma neppure nell’oscurità. E fui chiamato a parecchie cariche nella vita pubblica, ed ho servito in parlamento e fuori il mio paese e senza entrare in noiosi dettagli mi sono sforzato di compiere il mio dovere di galantuomo verso Dio, verso l’interesse del suo popolo e verso la cosa pubblica ed ho riscosso allora il consenso di tutti e ne ho le prove».

― Estratti del discorso di Oliver Cromwell al parlamento, 13 settembre 1654 (Calendar of State papers)