Mentalità

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Va da sé che le situazioni vanno affrontate con una mentalità positiva: sembra una cosa talmente ovvia da non aver bisogno d’esser rimarcata. Alcuni la chiamano mentalità vincente, che però non è per niente facile adottare, a dispetto della sua apparente ovvietà. Dicono che serva innanzitutto per preservare la salute, e poi per disporre di maggiori energie per raggiungere i nostri obiettivi. Di certo accade che, davanti al medesimo problema, ci sono persone che falliscono e altre che invece riescono: questo porta a pensare che il mondo e la vita siano in buona parte il prodotto della rappresentazione che ce ne siamo costruiti e che infine abbiamo fatto nostra. Ovvio, allora, pensare che la vita che ci siamo rappresentati ci influenza e continuerà a influenzarci; così, resta a noi stabilire se quanto ci rappresentiamo è in linea con ciò che vogliamo, oppure gli va contro. In quest’ultimo caso, bisognerebbe quanto meno cercare una convergenza.

L’artista moderno. 1

 

Comedy, 1921

In primo luogo, l’artista moderno crea partecipando consapevolmente alla vita cosmica: «Il dialogo con la natura», scrive Paul Klee, «rimane per l’artista una condicio sine qua non. L’artista è uomo, è lui stesso natura, parte di natura nell’area della natura». E, precisamente, questo dialogo presuppone una comunicazione intensa con il mondo, che non si effettua soltanto attraverso la vista: «L’artista oggi è meglio di una macchina fotografica… Egli è una creatura sulla terra e una creatura nell’Universo: creatura su un astro tra gli astri». Proprio per questo motivo, secondo Klee, ci sono vie diverse da quelle degli occhi per stabilire il rapporto tra l’io e il suo oggetto, la via di un comune radicamento sulla terra, la via di una comune partecipazione cosmica. Ciò significa che il pittore deve dipingere in uno stato d’animo in cui sente la sua unione con la terra e con l’universo.
La pittura astratta appare dunque a Klee come una sorta di prolungamento dell’opera della natura: «Il suo progresso nell’osservazione e nella visione della natura gli apre a poco a poco l’accesso a una visione filosofica dell’universo che gli permette di creare liberamente forme astratte […] L’artista crea così delle opere, o partecipa alla creazione di opere, che sono immagini dell’opera di Dio». «Proprio come un bambino giocando ci imita, così nel gioco dell’arte noi imitiamo le forze che hanno creato e creano il mondo». «Al pittore interessa di più la natura naturans che la natura naturata».

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 185.

Legami

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«l’amicizia durante l’adolescenza acquista dei connotati fortemente etici. (…) Essa costituisce una grande costruzione simbolica e culturale e prepara la relazione d’amore prefigurandone gli eventi e precorrendone il sentimento di scoperta e, allo stesso tempo, di ritrovamento. Si tratta di un evento straordinario perché (…) l’amico è un coetaneo estraneo alla famiglia e rappresenta, da ogni punto di vista, una grande novità relazionale. (…) Assurgerlo al ruolo di amico del cuore è un evento culturale, simbolico e relazionale straordinario, poiché rappresenta il debutto nella capacità di amare e investire un essere vivente estraneo alla cerchia dei legami familiari.»

(G. Pietropolli Charmet)

Questo mi fa pensare a quanto sarebbe stato importante avere un amico del cuore, cosa che son riuscito a ottenere nell’adolescenza solo per periodi brevi, quindi amicizie “del cuore” che si son rivelate effimere: una specie d’inconcludenza che mi è sempre pesata. Direi che il peso di questa mia condizione, che m’ha privato di amici del cuore di lunga data, ha avuto un ruolo determinante nelle mie giornate. Me ne rendo conto soprattutto ora, nella maturità, forse perché le conseguenze di questo “fallimento” si consolidano e si fanno presenza.
Mi colpisce l’idea dei connotati fortemente etici dell’amicizia adolescenziale: questa era la sua caratteristica eminente, l’eticità che avrebbe consentito di affrontare il mondo con lo sguardo aperto e libero e pulito. Cose di cui tutti abbiamo bisogno, e quando ce le portano via ne veniamo in qualche modo menomati. Non a caso, in questo tipo di amicizie è spesso presente un elevato tasso di idealizzazione, che le rende magiche, spesso irripetibili.

Immaginazione e pragma

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Spesso è l’immaginazione che ci salva. La lettura appassionata e la visionarietà sono ciò che può darci forza. Me ne accorgo sempre più, perché quando le cose mancano si capisce la loro importanza. Quanto alla scrittura, per anni l’ho vista come un atto sacro, che per essere compiuto ha bisogno d’una ritualità: al punto che passava diverso tempo prima di riuscire a creare “materialmente” ciò che diventava un mondo abitato dal mio spirito e dai miei desideri. Immagino che il motivo fosse la sostanziale laboriosità del processo creativo, laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare. Un processo creativo che richiama lo spirito artigianale, che spesso deve inquadrarsi in schemi codificati: dunque, la prima necessità è quella d’imbrigliare all’interno di strutture una fantasia altrimenti incontrollata. Ed è importante saper rinunciare, quando serve, agli impulsi creativi e ideologici, “abdicare” temporaneamente al proprio statuto — illusorio o reale — di artista creatore, per misurarsi in un’altra dimensione, che vede una pragmaticità d’idee, d’intenti, di visione, di metodologie, di sensibilità. Sappiamo che l’estro artistico — quando c’è — non può ridursi a un esercizio governato da pragmatiche regole operative.

IraqOil

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Il fatto è che il petrolio dell’Iraq divenne più appetibile per il previsto calo delle risorse della Penisola Arabica: così l’invasione americana nel 2003 fu ancora più motivata, con la prospettiva di giacimenti vergini che avrebbero garantito gli approvvigionamenti futuri. In più, si sa che la commercializzazione del petrolio mediorientale riesce a dare buoni profitti anche quando il prezzo scende, come oggi che si aggira intorno ai 50 dollari al barile; mentre lo sfruttamento dei giacimenti di frontiera – nelle profondità del mare e nell’Artico – e del petrolio non convenzionale – lo shale o tight oil minerale – è molto più costoso e richiede un prezzo sopra i 100 dollari al barile per poter essere economico. Così il petrolio iracheno e quello curdo sono un ottimo affare, visti i bassi costi d’estrazione e i favorevoli canali d’esportazione: possono essere la nuova via di rifornimento per l’Europa – via Turchia – dopo la nota crisi nelle relazioni energetiche con la Russia (la Germania ha sempre comprato molto petrolio russo).