La lente d’ingrandimento

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Un paese viveva sotto l’incubo di un delitto. Ogni mattina i cittadini appena spiccicati gli occhi li buttavano sulle prime pagine dei giornali, scorrevano ansiosamente i titoli, le ultime notizie sulle perizie necroscopiche, sull’analisi di macchie rintracciate su un fazzoletto da naso, sul modo in cui avevano trascorso la giornata in carcere i principali indiziati.
Vittima del delitto era stato un uomo grasso, sconosciuto, trovato morto ai margini d’un prato. Al cadavere mancavano le bretelle e la pancera. Subito corse voce che ci fosse di mezzo la giovane sposa d’un ministro, nota amatrice di grassi. Inoltre pareva ci entrasse una duchessa che aveva compromesso i massimi funzionari dello Stato, inducendoli a interpretare films-cochons. Insomma, il governo aveva creduto bene di mettere tutto a tacere e d’imporre il silenzio. Il caso fu archiviato come morte accidentale dovuta a «collasso a causa di puntura d’ortica avvenuta cogliendo ranuncoli».
Chi era di parere contrario veniva processato come attentatore all’ordine pubblico. Ma era quello un paese diviso da gravi contrasti e la cosa non passò liscia. Nacque uno scandalo tale che si dovette riaprire l’inchiesta. Saltarono fuori responsabilità gravi, connivenze segrete fra gli organi dello Stato e la produzione di films-cochons. Tutte le forze pubbliche erano così compromesse che si dovettero affidare le indagini al corpo dei pompieri, il solo — pareva — non dedito a quegli spettacoli. La sorte del governo sembrava appesa a un filo.
— Se i giornali continuano a non parlar d’altro, — disse un ministro, — siamo perduti.
Ma un altro ministro, più astuto, lo contraddisse: — Se i giornali continuano a non parlar d’altro, siamo salvi.

Italo Calvino, La lente d’ingrandimento (Racconti sparsi, 1945-54).

# 36

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Per fortuna non avevo scritto un noir, con omicidi, sangue e crudeltà varie, altrimenti mi sarebbe toccata l’analisi dei delitti insoluti di celebri località di provincia, roba da rivoltare lo stomaco. Già ne ebbi abbastanza col primo libro: per aver spazio e farsi notare ci si doveva fingere esperti di serial killer e procedure poliziesche, nonché lettori competenti di cronaca nera e – ovviamente – amici degli scrittori del Cartello. Era necessario anche solo per avvicinare i giornalisti culturali, che fanno finta di leggere il libro e possono caldeggiarne la lettura in qualche foglio pilotato. Fu allora che fiutai l’aria e decisi di cambiare genere. Se fossi rimasto nel campo omicidi non avrei combinato granché, ormai ogni settore era saturo. Troppo esiguo l’habitat, anche se la propaganda lo spacciava per un campo promettente, e troppo forti gli autori stranieri: così, il pezzetto di torta che resta a quelli nostrani è talmente prezioso che non può esser lasciato a chiunque arrivi. Venire accuratamente ignorati e emarginati non può che essere la regola.

# 35

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Già mi avevano avvertito che da scrittore a Vate il passo è breve: basta saperlo compiere. Con il successo del libro, era facile che venissero a interpellarmi perché dessi un parere sull’ingiustizia sociale o sulla situazione politica del Paese. Era sufficiente che il libro scalasse le classifiche (davvero, non per finta) e vendesse centinaia di migliaia di copie, non importava se fosse leggero o pesante l’argomento. Be’, non è accaduto, ma mi hanno infilato in un salotto televisivo in cui si parla di amore e tradimento, di stabilità e instabilità della coppia, dei guai e affanni dell’essere un vip. Tutto sommato me la sono cavata, a tratti son stato addirittura brillante, anche se faticavo un po’ a capire gli argomenti. Poche idee, ma confuse e declinate nei modi più svariati: questo sistema di solito funziona.

Tevis & Partners/2: declassamento di Massimo Gramellini (al 2011)

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Questo schema operativo, rivelatosi vincente nella sfera del giornalismo-opinionismo, è stato riproposto nel primo romanzo di Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole (Longanesi 2010). Ma la trasposizione in un’opera narrativa di questo insieme di tecniche non ha avuto un effetto di pari qualità.

Il protagonista della storia è un uomo che crede poco in se stesso e subisce la vita, più che viverla. Un giorno, dopo un’aggressione sul molo, rischia di annegare e si risveglia in un’altra realtà, alle “Terme dell’anima”, dove inizia un percorso iniziatico-simbolico che lo condurrà a vincere le sue paure, a guardarsi dentro, a scoprire il proprio talento e a trovare l’amore, prima dentro di sé e poi verso quella che si rivelerà la sua anima gemella.

paulo-coelhoLa storia risulta canonica, richiamante l’impostazione del famoso romanzo L’alchimista di Paulo Coelho (pubblicato in Italia nel 1995 da Bompiani), di cui l’autore sembra voler seguire le orme.
Egli ha voluto ripercorrere in chiave adulta il ruolo delle fiabe, per offrire al lettore il modo di riflettere sull’essenza del vivere, di capirsi, nonché di scindersi, analizzarsi e riunirsi.

«Aveva imparato da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso per molto tempo significa che non è più un’illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione.» Continue reading

(Nota: la presente relazione di rating è precedente all’uscita del successivo romanzo dell’autore)

Tevis & Partners/1: rating di Massimo Gramellini

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Massimo Gramellini, attuale vice-direttore del quotidiano torinese La Stampa, dal 1999 vi scrive in prima pagina un corsivo di ventotto righe – intitolato “Buongiorno” – a commento di un fatto della giornata precedente.

I “Buongiorno” di Massimo Gramellini sono svolti in forma molto rigorosa: un riquadro rettangolare in taglio basso, contenente un testo diviso in due colonne, composto di due paragrafi. Uno schema complessivo che si ripete con poche variazioni. I due paragrafi che formano il testo sono perlopiù di lunghezza diversa, ma possono anche essere uguali. Più spesso, il primo paragrafo supera il secondo del 50%, nella proporzione di tre quarti/un quarto. Talvolta, il secondo paragrafo si riduce a due o tre righe, e in qualche raro caso sparisce in favore di un testo indiviso.

Il rigore formale dei “Buongiorno” di Massimo Gramellini ne investe anche la struttura concettuale ed espositiva. Essa è regolarmente improntata a una “generalizzazione semplificante” di situazioni di base – delle quali non è necessario conoscere i dettagli di sostanza – su cui l’autore costruisce una rappresentazione moralistico-apologetica della realtà che vuol descrivere, per darne una sorta di interpretazione autentica. Continue reading

SUL DECLASSAMENTO DI GIULIO CESARE GIACOBBE

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Quando alla Tevis & Partners abbiamo declassato Giulio Cesare Giacobbe, abbiamo notato come l’autore, dopo essersi distinto come psicologo d’avanguardia, cominciava a proporsi anche come “stronzologo”, disciplina che negli ultimi tempi sembra entrata in voga. Infatti, nel penultimo libro, Il fascino discreto degli stronzi, si legge in calce a pag. 11 una nota che sembra introdurre le linee programmatiche del testo:

9788852010415_p0_v1_s260x420Sul fatto che la merda abbia un cattivo sapore sono tutti d’accordo. Ma è una di quelle cose contro le quali la scienza si batte da secoli: si dà per scontato un fatto senza che nessuno lo abbia mai verificato con la propria esperienza. Bisogna trovare un coraggioso, o una coraggiosa, che la faccia, questa esperienza, e riferisca poi all’intera umanità come sta la faccenda. Magari scopriamo che è buonissima. E magari ci si può anche risolvere il problema della fame mondiale.

Prendendo le mosse da questo tipo di considerazioni, l’autore sviluppa le proprie tesi stando a metà tra la facezia e l’iperbole, con l’intento di attrarre lettori che apprezzino il linguaggio parlato e i temi trivial-scatologici. In tema con la cacca e la piscia nelle famose narrazioni da gabinetto di Fabio Volo , e in accordo con una linea editorial-commerciale che l’editore Mondadori sembra coltivare con buona lungimiranza.

(read more: http://tevispartners.wordpress.com/2013/03/31/t-file-107-downgrading-di-g-c-giacobbe-2)

SUL RATING DI GIULIO CESARE GIACOBBE

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Quando alla Tevis & Partners si è rivisto il rating di Giulio Cesare Giacobbe, ci si è chiesti cosa abbia determinato un calo così repentino della qualità “pubblicistica” dell’autore (perché non si tratta di letteratura in senso stretto) quando è passato dall’editore Ponte alle Grazie all’editore Mondadori.

C’è forse uno standard di fruizione che la casa di Segrate non ritiene valicabile, per le proprie collane di “Varia”? Si tratta forse di una sorta di omologazione che l’apparato aziendale impone per migliorare l’efficienza e la produttività?

Prevedibilmente, quando la serie dei manuali giacobbiani ha proseguito le pubblicazioni presso l’editore Mondadori, il portato culturale e la qualità editoriale hanno subìto un calo notevole.
Come diventare bella, ricca e stronza ha inaugurato il nuovo ciclo: già il titolo tradisce la pochezza dell’operazione. Se quelli della fase precedente – marchiati Ponte alle Grazie – potevano definirsi manuali, questo non può che definirsi un manualetto. Considerazione analoga può farsi per il secondo titolo mondadoriano, Come fare un matrimonio felice, dove si promette la risoluzione di un problema fra i più complessi, sfruttando però una congerie di applicazioni e conoscenze già divulgate e per nulla originali.

giacobbeUna delle conseguenze di questa sorta di omologazione sembra appalesarsi in Come smettere di fare la vittima ecc : un maschilismo di vecchio stampo, con retrogusto di misoginia tradizionalista:

«Non puoi andare in ufficio con una minigonna che ti si vedono le tonsille e una scollatura che ti si vedono le piante dei piedi e poi rifiutarti di vedere le collezioni di farfalle. Vacci vestita come una che ha saputo un attimo prima che non faranno più il Costanzo Show e poi vedi, se il capo t’invita a vedere la sua collezione di farfalle!»

Già, le farfalle. C’è ancora chi ne fa collezione? E il Maurizio Costanzo Show? Il giorno che han smesso di farlo è così lontano che forse l’internet neanche si sapeva che fosse.

Nei libri, citare cose che si credono d’attualità ma che stanno per scomparire non è mai cosa saggia: denota mancanza di visione strategica. Se quel libro verrà letto un decennio dopo, già saranno meno comprensibili certi riferimenti così tristemente obsoleti.

http://tevispartners.wordpress.com/2013/03/30/downgrading-di-g-c-giacobbe-1