La scrittura sensuale

01

Anni fa un’amica mi assicurò che ho una scrittura sensuale. Quando le chiesi di spiegarmelo, me lo disse in una lettera.

«Per “sensuale” intendo una serie di cose insieme, alla base delle quali sta la tua capacità di rappresentare “in presa diretta” (cioè rendendole in modo immediato, senza filtri) le sensazioni e le emozioni dei personaggi, nelle varie situazioni. Che si tratti di attrazione fisica, di paura, di rabbia e così via, in poche pennellate riesci a rendere immediatamente quel tipo di sensazione, favorendo in un modo incredibile l’immedesimazione col personaggio, “simpatico” o “antipatico” che sia. Perché sei bravissimo a passare da un punto di vista all’altro senza soluzione di continuità, sembra di entrare di volta in volta nella loro mente nel loro corpo; perché un aspetto di questa sensualità è che i corpi, nei tuoi scritti, sono sempre ben presenti, non si può prescindere da essi nel comprendere i personaggi. E questo mi piace molto. Mi piace la naturalezza che hai nel parlarne e nel descriverli (e questo è un altro aspetto della “sensualità”) e riguardo poi nello specifico al desiderio fisico, sei insuperabile. Quando Howe desidera la Lazzeri, mi ero tanto immedesimata che ormai la “desideravo” anch’io! Una cosa del genere – così potente – l’ho trovata solo in alcuni brani di Jack London, che ho sempre considerato il cantore numero uno del desiderio: che si tratti di una bella bistecca da mangiare (oggetto di un suo stupendo racconto sulla boxe) o del collo di un marinaio da cingere con le mani (come accade in Martin Eden, dove lei desidera toccarlo in quel modo) tu, lettore, desideri quelle stesse cose, anche se sei vegetariano o non t’interessano i colli dei marinai. E lo stesso accade leggendo te. E anche nel caso del Sonno degli innocenti, ciò che lo rende inquietante è questa vena pulsante (in questo caso di passioni violente: desiderio privo di amore, rabbia, ambizione, ossessione ecc) che attraversa e percorre in profondità tutto il testo, per cui anche una semplice partita di golf, descritta in modo impeccabile e cristallino, in realtà viene “stravolta” perché il lettore attento percepisce questa forza e questa tensione che c’è sotto, fatta di tante cose. Ecco più o meno cosa intendo per sensuale. Non so se mi sono spiegata. Non so se ti ci riconosci. Diciamo che sotto il tuo stile classico pulsa una potenza espressionistica che riesci a incanalare bene e con misura, sfruttandola al meglio. Cioè, io ci vedo questo… e l’ho visto in tutti e tre i tuoi libri.»

Regole, princìpi

url

Ogni libro, dicono, è come un messaggio mandato a una persona che si adotta come amica, una lettera con destinatari non identificati ma ben definiti, che leggeranno in un momento indeterminato. Il mandante/scrittore vuol essere letto perché vuol essere ascoltato, perché vuole che le sue idee/istanze/sentimenti vengano compresi e condivisi. Già l’Umanesimo configurava una comunità di lettori di libri che si univano e si accomunavano agli autori attraverso i secoli: una società letteraria a-cronica di persone che avrebbero apprezzato e amato le stesse parole in epoche e luoghi diversi. Questa idea postula l’amicizia, la consuetudine, la comprensione e la comunanza intellettuale con il lettore sconosciuto e futuro.
Oggi, con internet, è tutto diverso, perché si sono liquefatte le convenzioni, le regole, e con esse le idee, che si sono disperse per rivoli talmente reticolari che hanno perso la consistenza tradizionale. Così le nuove narrazioni – spesso collettive – diventano diverse, secondo alcuni sconnesse e poco meditate, sotto-codificate e quindi insufficienti. Sono differenti da com’era la narrazione prima, si sono adeguate ai tempi, e forse stanno preludendo a un mondo in cui ogni cosa può trasformarsi facilmente in qualcos’altro, anche nel suo contrario, senza causare troppe dissonanze. Facendo evaporare le regole, e con esse il senso della complessità del racconto e della parola. Così, nelle nuove comunità di racconto – che sia narrativo, politico ecc. – la concretezza del dire sembra cedere spazio alla pratica della parola come amuleto, come formula salvifica che per il solo fatto di essere pronunciata fa accadere le cose. Quando invece non è così, perché la realtà sta fuori, al di là degli schermi, nei luoghi dove materialmente si determina.

Writing 20

urlLa mattina, al tavolo di lavoro, la prima cosa che sento l’urgenza di fare, ancor prima delle impellenze che mi si buttano addosso, è scriverti. Su un foglio di carta, che poi ricopio con la tastiera. Scrivo con l’emozione che mi preme in petto e la gola che si stringe. Forse perché sei lontana e posso vederti – per ora – solo in immagine e nelle tue parole. Sempre delicate, che a un certo punto diventano appassionate e gioiose, liberando l’entusiasmo che avevamo da ragazzi e l’esplosione di risate. Sei luminosa quando ti mostri in quei momenti: mi rammarico di non esserci stato quando il mondo prometteva tutto, quando l’energia era sfrontata e assoluta e le tue spalle da nuotatrice sempre in azione. Scriverti è così bello, così liberatorio, così confortante, così emozionante che comincio a vedere, finalmente, il colore di quell’orizzonte che ho inseguito per anni senza riuscire a carpirne il segreto. Ora, vederne il colore è una conquista: finalmente inizia a sostanziarsi, a farmi capire come lo potrò avvicinare. E rimettermi a correre non mi spaventa, anzi, è l’unica cosa che può ricostituire l’insieme di forza desiderante e emotiva che ci guida.

il manifesto, agosto 2011 (2)

url Da il manifesto, 19 agosto 2011

Un lavoro da samurai

di Antonio Franchini
direttore editoriale della narrativa Mondadori

Pochi lavori intellettuali sono così vari e richiedono competenze così dissimili e addirittura contrastanti come i mestieri dell’editoria. È l’unico ambito in cui alle persone che fanno marketing si chiede di leggere libri fino al punto da farsene coinvolgere nel profondo dell’anima e agli editor di affinare la propria sensibilità al mercato fino al punto da non fidarsi più del proprio gusto. Anche se – ed ecco il primo paradosso di questo mondo variegato e impuro – non è mai così fino in fondo, perché mortificarsi, tradirsi, farsi cinici è il modo migliore per fallire.
Gli editori che non credono in un sogno non durano.
Una simile somma di competenze eterogenee in vista di un fine ambiguo, sempre sospeso tra il culturale e il mercantile, tra l’ideale e l’utilitaristico, a qualcuno potrà sembrare una macchinazione subdola, un insieme di tecniche elaborate per abolire le complessità, smussare le punte più acuminate dello stile, spianare il senso estetico dei lettori. E difatti, da qualche anno a questa parte, si è andata sviluppando una sorta di critica dell’editoria che, limitandosi a volte all’obiettivo di inquadrare le strategie degli editori, altre volte si sostituisce alla critica letteraria tout court, tanto che capita di leggere critiche agli scrittori che in realtà sono prima di tutto critiche agli editori che li hanno pubblicati. Continua a leggere “il manifesto, agosto 2011 (2)”

il manifesto, agosto 2011 (1)

url

Da il manifesto, 19 agosto 2011

Protagonisti dell’editoria

Prima che un testo diventi libro

di Francesca Borrelli

Queste pagine inaugurano una serie dedicata al lavoro editoriale, il cui intento è quello di rendere visibili alcuni tra i passaggi fondamentali che stanno dietro la pubblicazione di un libro, facendoli raccontare da chi ne è protagonista. Se la scrittura implica generalmente solitudine, la conversione di un testo in libro richiede il coinvolgimento di una piccola collettività la cui esistenza è insospettabile per chi non ha dimestichezza con l’industria editoriale: agenti letterari, editor, redattori editoriali, grafici, revisori delle traduzioni, uffici stampa sono tra i principali responsabili della fortuna di un’opera, eppure i loro nomi non compaiono mai.

La qualità dei cataloghi è il frutto di scelte i cui autori sono quasi sempre votati alla invisibilità. Tra la consegna di un testo e la sua pubblicazione si consumano spesso interventi fondamentali che investono la scrittura, e persino l’architettura di un testo, di cui sono autori persone il cui nome è previsto che rimanga ignoto. La veste grafica e, più in generale, gli aspetti materici e formali con i quali un testo si presenta al suo pubblico sono anch’essi veicoli potenti di significati, dunque influiscono sull’inconscio della lettura, ma chi ha concepito questi dispositivi è destinato a restare in ombra. Se molti autori, italiani e stranieri, si affezionano a un editore, il merito è anche degli uffici stampa che prendono a cuore le sorti dei loro libri, tollerano le loro intemperanze narcisistiche, e a volte li scarrozzano dall’alba alla notte nelle città che ospitano le presentazioni dei loro libri, restando sempre dietro le quinte.

A tutte queste figure sono dedicate le pagine che usciranno da oggi alla fine di agosto, pagine raccontate dai protagonisti di un lavoro che è ancora in grado di smobilitare parole come passione, senso, entusiasmo, persino idealismo, sebbene temperato a volte crudelmente dalla fatica. È soprattutto grazie a loro che, nonostante le profezie di McLuhan, la Galassia Gutenberg resiste orgogliosamente ancora.

Leonard Bernstein’s Lectures: 6. The Poetry of Earth

Bernstein’s lectures covered a lot of terrain, touching on poetry, linguistics, philosophy and physics. But the focus inevitably comes back to music — to how music works, or to the underlying grammar of music.

SIXTH LESSON: THE POETRY OF EARTH

http://www.openculture.com/2012/03/leonard_bernsteins_masterful_lectures_on_music

Leonard Bernstein’s Lectures: 5. The 20th Century Crisis

The lectures run over 11 hours. They’re considered masterpieces, beautiful examples of how to make complicated material accessible. And they’re available in full on YouTube.

FIFTH LESSON: THE 20TH CENTURY CRISIS

http://www.openculture.com/2012/03/leonard_bernsteins_masterful_lectures_on_music