Writing 19

Jack-Vettriano-afternoon-reveriee

Quando mi scrivi di provare questo smarrimento, il mio impulso è lo stesso che dici tu… vorrei accarezzarti mentre ti parlo e ti rassicuro, e mi sembra un’ingiustizia dovermene stare qui. Ma sai benissimo che non sei affatto inutile, guardati intorno e pensa quante persone allora dovrebbero sentirsi inutili, me compresa. E non devi avere paura, di cosa, poi? Devi stare tranquillo. Cercar di lavorare, o al contrario provare a distrarti, a far qualcosa di riposante o divertente. Leggi le mie lettere, gioca col tuo cane e senti quanta vita respira intorno a te e in te. Fa’ un’escursione (senza finire in un dirupo, però). Come puoi aver paura, se non sei solo? C’è un tutto che ci sostiene quando ci sentiamo così fragili, dobbiamo solo ricordarcene e riconoscerlo oltre le nostre paure. Forse ti sembrerà un pensiero superficiale o ingenuo, e forse lo è, ma a me consola molto quando mi sento smarrita. Anche solo guardare le colline, un torrente, o il mare quando sono in villeggiatura, o il cielo e poi me, il mio corpo e il mio spirito, che sono parte di tutto questo, mi rinfranca e non mi fa più sentire sola. Ora, poi, a tutto questo s’aggiunge il pensiero di te. Resta il fatto che la “cura” migliore sarebbe quella che vorremmo entrambi: scacciare insieme quella brutta ombra che s’è permessa di turbarti.

Writing 8

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Cerco di trovare le parole: al di là del tuo sguardo, che penetra e lascia il segno, e che sembra interrogare nel profondo, in realtà tu sei come l’asse portante di un discorso, il pezzo forte di una composizione figurale. Cioè sembri esistere per dare senso alle cose intorno. Me ne sono accorto da tempo, di questa cosa, e ogni volta ne ho la conferma. La tua dinamica, il modo in cui sei e fai, così particolare, è il complemento che realizza tutto, che compie e completa l’opera. Non so se riesco a spiegarmi.

Writing 7

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Vuoi saperlo? Essere con te significa che tutto è diverso, che tutto è pieno, che tutto è reale, vissuto cioè con la partecipazione dei sensi. Tu sei la mia nuova stagione, una stagione in cui tutto diventa veramente godibile, in cui la bellezza e la felicità del vivere “si vestono”, cioè diventano visibili e si possono toccare. Una stagione che vorrei non finisse, fatta di estati, autunni, inverni, primavere vissuti davvero, in una natura che finalmente diventa amica. E tutto questo abitando con te il mondo.

Writing 6

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Se dovesse capitarti ancora di star male o esser triste, di avere le lacrime e il nodo in gola, potresti chiamarmi: così, forse, potrei aiutarti. Non voglio più che tu stia male. E quell’espressione di cui parli, quella che dici di non riuscire a trattenere, la muta richiesta di tenerezza che ti si dipinge sul viso nei momenti più inattesi, la conosco perché l’ho provata. E capita anche a me di provare la sensazione di non farcela, ogni volta che affronto il compito impegnativo che sai. Perché è un compito difficile e incerto, se ci pensi, quindi il timore latente rimane sempre. Ma ho imparato a conviverci e a non prenderlo più sul serio: quando ritorna, continuo a fare con fiducia, perché ormai ho capito di avere la padronanza, e andando avanti si può solo migliorare. Questa consapevolezza finisce per sopravanzare il timore, la voce subdola che non si stanca di suggerirmi che il compito è troppo difficile, che forse non ce la farò. Quella vocina non si stanca mai di apparire, ma nessuna parte di me le dà peso. È vero che resta un fondo di insicurezza, ma i fatti, la pratica, l’esperienza mi permettono di esorcizzarlo e renderlo inoffensivo.

Essere ascoltati

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Che poi, questo mio cercare un confronto con altri – anche con persone conosciute da poco, se mi danno l’idea di essere fondate – deriva dalla mia sostanziale fragilità: da qui il bisogno concreto di essere ascoltato, visto che è ancora difficile mettersi in linea col mondo ed essere accettati per come si è.

Writing 1

url Caro, quel disperato bisogno d’amore che hai sempre provato fin da bambino lo conosco benissimo. A casa tua la situazione era molto peggiore, ma il fatto di essere sempre stata respinta da mia madre e mai del tutto sicura dell’amore di mio padre mi ha sempre spinta a cercare “fuori” quell’amore che non avevo. E come ho scritto anche in alcuni post, io questa ansia di tenerezza e di amore primario, che non ho mai ricevuto abbastanza, me la porterò sempre dietro. E siccome questa tua domanda di amore totale è così simile alla mia, l’ho presto intuita, ecco un altro dei motivi per cui mi sono sentita protesa verso te e quando sul famoso divano mi hai aperto il cuore parlandomi di tutto, mi è sembrato naturale e necessario – e vitale – che tu mi prendessi la mano e io mi sentissi lanciata verso te. Purtroppo i tuoi genitori si sono comportati così, e devi riuscire a distaccartene. Troppo poco si riflette su quanto i genitori possano condizionare e, in certi casi, addirittura determinare le vite dei figli. Io non ti idealizzo perché non sono un’idealista; amo la realtà nella sua imperfezione e verità. E quando ti guardo negli occhi, nei tuoi occhi dolcissimi in cui a volte vedo dei guizzi di gioia e altre volte una pensosità un po’ malinconica, quando ti guardo negli occhi vedo un uomo che amo, e che mi piace così com’è, e di cui mi fido, e considerando che non mi fido fino in fondo di nessuno, è un bel risultato. E certe volte mi manca il respiro da quanto ti vorrei con me. E poi, come dici tu, è naturale che tutte queste emozioni forti ti facciano riemergere anche sentimenti negativi che ti mandano in crisi: ma forse è necessario per guarire, quindi non esitare a parlarmene perché, come vedi, su molte cose sono fragile ma non sui sentimenti né sul dolore né sul male. In questo campo sono fortissima.