Writing 37

Kay Nielsen, Out Popped the Moon

Guardando te rifletto, e vedo le cose come mai le ho viste. Finalmente ho capito che non posso buttare via il presente e il futuro per i rimpianti del passato. Troppo spesso ho pensato che se avessi giocato meglio le carte, se avessi fatto scelte diverse, incontrato persone migliori, la mia vita sarebbe stata un’altra. Ma non possiamo sapere come sarebbe stata. Anche facendo buone scelte, avrei comunque potuto fare altri errori, sarebbero potute capitare altre disgrazie o sofferenze. Nessuno può sapere se avrei avuto una vita migliore, facendo altre scelte: probabilmente sì, ma forse no. Tutto ciò che abbiamo è quel che abbiamo vissuto e – soprattutto – quello che ancora dobbiamo vivere. Per questo i pensieri negativi vanno debellati, con tutti i mezzi. E ci riuscirò, lo prometto. Come dici, devo finalmente cominciare a volermi bene e a prendermi cura di me: smettere di guardarmi solo con gli occhi della mia severità e riuscire a vedermi anche con quelli di chi mi è vicino. Tutte le esperienze che ho fatto hanno comunque costruito, consolidato, non hanno distrutto: questo devo riconoscerlo. E il mio patrimonio va valorizzato, fatto fruttare, condiviso: sapere che anche tu potrai beneficiarne mi dà la spinta definitiva. Per fortuna esisti.

Writing 34

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Devi sapere che fin da ragazzo ho nutrito ambizioni, e questo mi ha reso la vita difficile, perché spesso — troppo spesso — le aspettative venivano schiacciate dalla realtà. Così, negli anni ho accumulato disagio e disamore, delusioni, rimpianti, a volte risentimenti. E la somma delle altre esperienze positive, o comunque costruttive, non è mai riuscita a compensare questa massa di sottrazioni, lasciando sempre un margine d’insoddisfatta rivendicazione, d’infelicità, che ha continuato a tormentarmi. Ogni richiamo a quella parte mancante, anche casuale, da qualunque parte venisse, mi creava dissonanze e malesseri, sempre. Da quando ci sei tu, invece, il manifestarsi di queste sottrazioni non fa più effetto: mi lascia distaccato e indifferente, coi pensieri rivolti altrove, come se non mi riguardasse. Quella massa di motivazioni e suggestioni negative ha perso significato, è tramontata, forse non è mai esistita. Semplicemente perché l’orizzonte aperto dalla tua presenza sta dando senso e corpo a tutto ciò che mi mancava.

#40

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Quando penso all’esperienza della malattia, non posso fare a meno d’immaginare i tempi in cui aveva quel carattere chiaro ed esemplare che la connotava esistenzialmente, facendone talvolta uno strumento di conoscenza. Oggi, forse, non è più così. Perché oggi l’esperienza della malattia sembra comportare un insieme collaterale di altre esperienze, di attese, paure, sofferenze, mutilazioni diverse, che rispecchiano l’enorme complessità contemporanea. Perché la sofferenza primaria porta spesso con sé le sofferenze secondarie causate dalle terapie, che si moltiplicano e si combinano e si sovrappongono, secondo i criteri e i metodi sperimentali della medicina. Per guarire si assumono farmaci spesso potenti, spesso devastanti, che lasciano segni non solo dentro, ma anche nel corpo, nel volto, nello sguardo che avrai per il resto della vita. Accade che certe terapie, oltre ai canonici guasti nell’organismo, agiscano anche sul sistema nervoso e sull’apparato percettivo, portando a non capire il mondo, a non capire il proprio esserci, e a conoscere dolori nuovi che non si sanno né spiegare né descrivere a chi sta vicino. La vita, così, diventa incomprensibile, il percorso si fa sfaccettato e equivoco, così da rendere arduo far della malattia uno strumento di conoscenza. E anche gli sforzi si fanno sfaccettati, frammentati, faticosi nella loro incomprensibilità. E la speranza “nel qualcosa che non può essere nominato”, nel qualcosa troppo grande per sembrare vero, si materializza in un’entità fisica, a un tempo granitica e splendente, di ciò che è lì per essere raggiunto, come arrivo necessario di un’esistenza.

Previsioni

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Scoperte. Esiste una tecnica previsionale che usa le curve gaussiane o quelle logistiche di Lotka-Volterra, note anche come “equazioni preda-predatore”: descrivono la dinamica di un ecosistema in cui interagiscono due specie animali, il predatore e la preda, e un certo Cesare Marchetti, dopo aver osservato diecimila eventi di natura diversa – come competizioni di mercato, fenomeni sociali, azioni eversive di gruppi terroristici – ha mostrato come tutti questi fenomeni seguano l’andamento delle equazioni logistiche. Ad esempio, quando iniziarono le rivolte nelle banlieue parigine e in altre città francesi, egli riuscì a definire con buona approssimazione la durata del fenomeno, l’intensità, il numero di auto che sarebbero state bruciate ecc.
Che figata.

Keep on believin’

 

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Ci arriverai, perché sei troppo brava e volenterosa, hai troppo talento. E poi ispiri fiducia e simpatia, e sprizzi un’intelligenza densa e palpabile. Hai un grande futuro, si tratta solo di fare i percorsi giusti. E se qualcuno insinua che devi rinunciare a quello in cui credi, che devi rassegnarti, se qualcuno si permette una simile arroganza, non devi ascoltarlo, perché non può sapere chi sei. Vai avanti, ma senza indurirti: devi rimanere te stessa. Consapevole del tuo valore, mai soggetta alla prevaricazione e alla supponenza altrui. Nessuno può impedirti di esprimerti liberamente, perché hai una personalità bella forte: e ogni nuovo tassello andrà ad arricchire il patrimonio che hai dentro, per riprenderti i tuoi diritti.