Writing 56

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La tua bellezza è autorevole, classica, intramontabile, senza condizioni: così naturale e chiara, indiscutibile. La tua voce, matura nell’intonazione, esprime quella d’una ragazza. Hai visto molte cose, hai provato molte cose, hai sofferto, oltre che gioito, sai cos’è il successo, ma sai cos’altro può accadere, e questo ti ha formata, anche con dolore. Io ho provato molte cose, di varia natura e intensità, situazioni diverse, a volte agli opposti. Da reietto in gioventù a una dignità acquisita nel tempo, senza troppi sforzi, essendo me stesso. Oggi godo di rispetto, a volte deferenza, mi rendo conto d’essere apprezzato, da chi mi conosce, e questo è bello, devo tenerne conto quando il morale va a terra. Valgo, qunque è un peccato sprecarmi. Tu, invece, non ti sprechi: sai quanto vali e rimani sempre all’altezza, il tuo spirito prevale, forte e pieno di energia. Sai chi sei e sai che nulla ti sminuirà, mai. Mai, dolce e delicata e bella e forte, creatura magnifica.

 

Writing 54

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Io sono stato molto fortunato in vita, sono sopravvissuto alla distruzione della gioventù, ho rischiato di morire anche per negligenze, e l’ho sempre scampata per un soffio. Mi sono ricostruito una vita lentamente ma con forza, ho rischiato la rovina finanziaria e l’ho scampata anche lì, mi sono poi rinnovato, ho sempre trovato la salvezza, la malattia non mi ha neutralizzato, al contrario sono diventato sempre più forte. Ma gli ultimi anni son stati così duri che davvero volevo spegnere la luce. Nessuna persona intorno, nessuna possibilità che mi si apriva poteva giustificare la permanenza nel mondo. Nulla e nessuno che vedevo. Quando mi son trovato al tuo cospetto, quando ti ho vista bene, quando mi hai sorriso e mi hai accolto con allegria, da quel momento han cominciato a uscire da me le cose buone, le migliori, ho ripreso a conoscermi per come sono davvero, la vita ha smesso di essere inutile e dannosa ed è diventata accogliente: perché tu porti la bellezza, ti basta muovere un dito per tirarla fuori, per ricordarmi che la vita è bellezza, a saperla vedere. Tu sai vivere, tu sai essere, sei una cosa così preziosa e grande da lasciare stupefatti.

Writing 47

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Ancora mi chiedo come sia possibile. Così, senza preparazione o calcolo, senza terapia. Dopo anni d’inerzia, di automatismi senza progetto, senza capo né coda, senza convinzione o orientamento, dopo tutto questo semi-letargo, finalmente sento di avere un compito. Quello di riconoscermi, accettarmi, ricostruirmi. Per raccogliere il cuore delle esperienze e farne vita. E la tua presenza, così integra, non potrebbe essere sostituita pienamente da nient’altro, perché mancherebbe sempre qualcosa di determinante. Mi piace sentire la tua presenza nell’aria e mettermi in guardia ogni volta che un’ombra possa oscurarti: lo so che sei forte e hai le risorse per difenderti, ma uno spirito in più che veglia è una cosa buona. Come ti ho detto, la somma del tuo insieme ti fa una donna totale, capace di sentire, di vedere e agire, di soffrire e desiderare e gioire e amare con la forza del senso. Senza lasciarti piegare, mai.

Writing 41

 

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Benché mi stia riprendendo, il timore di non essere all’altezza striscia per conto suo, parallelamente, si annida in gangli nascosti e fa capolino in certi momenti. Ma va considerato come uno stimolo, non come un freno. Somiglia un po’ al modo di “trarre il buono” anche dalle situazioni difficili. Ad esempio, se mi trovo nei guai, una delle tecniche che uso da sempre è quella di “scomporre” il problema nelle sue singole parti, per poi affrontarle e superarle una per volta. Quando arriva una grana che nella sua totalità sembra insormontabile e quindi spaventa, invece di smarrirsi dandola per intera, la si deve guardare nei singoli elementi: ognuno dei quali, se affrontato con metodo e attenzione, diventa superabile. Prima uno, poi un altro, poi un altro (che s’infila di conseguenza in quello precedente), e ancora quello successivo. Così, un passo dopo l’altro si arriva a superare il problema intero. La condizione è quella di non farsi spaventare, ma guardare con distacco e mettersi a lavorare di “smontaggio”. Di sicuro ci vuole pazienza, oltre alla capacità d’analisi che dici: a volte mi consolo pensando che in fondo ho tutto il tempo davanti.

Writing 36

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Se ci fossi tu m’insegneresti a tenere salda l’attenzione, a non farla sfilacciare dalle associazioni mentali che si producono quasi incontrollate, quando leggo un libro o cammino per strada. Da quando son stato male, infatti, non riesco a leggere più di qualche pagina di seguito, a volte la mente devia dopo poche righe, finendo sui fili che corrono da un’idea all’altra. Ora, poi, sto privilegiando i saggi, che si prestano meglio a una lettura frammentaria, dove anche un paragrafo può essere oggetto di riflessione, che può condurre anche a sviluppi imprevisti che rimandano ad altre pagine di libri che non immaginavo. Tutto un percorso complicato, insomma, come del resto è diventata la mia vita negli ultimi anni. I ricordi e le immagini mi abitano disordinati, ognuno reclamando la sua razione, ma ora le risorse le vorrei per me. La tua presenza farebbe ordine: col tuo sguardo assoluto, col tuo respiro, con la tua voce.

Writing 33

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Non sono mai stato per la bellezza simmetrica, quella dei canoni consolidati che alla lunga diventano sterili. Ma le simmetrie della tua bellezza mantengono un che di acerbo, d’incontaminato, e seguono una strada loro. Non sarebbero rappresentabili con un algoritmo, come si usa oggi, perché non sono omologabili. Sembra anche che cambino con i tuoi stati d’animo, indicando nuove impronte d’esistenza, dunque rappresentano ancor di più la tua differenza e unicità, il tuo essere un intero non riproducibile.

Writing 32

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Sai, prima ho pensato al rapporto che ho con la scrittura. A volte ho letto di scrittori importanti che dicevano più o meno di “scrivere per sopravvivere”, cioè come esercizio vitale quotidiano. Io invece ho passato molto tempo senza scrivere. E anche senza leggere. Ma mi rendo conto che qui sto scrivendo parecchio: ogni giorno mi dedico all’esercizio vitale, e non riesco a immaginare un giorno in cui ciò non avvenga. Lo faccio per vivere, dunque, visto che sono arrivato a riempire diverse pagine. Quasi mai ho tenuto un diario, mentre ora lo sto scrivendo così, come se volessi recuperare gli anni di cui non ho potuto lasciare traccia. Lo faccio anche per le emozioni che mi focalizzano sulla vita interiore e sui moti dell’animo: forse è questo che mi sta facendo diventare scrittore, chi sa. Sto cominciando ad acquisire quella dignità e maturità a cui anelavo, pur rendendomi conto di esserci ancora lontano. E mi piace pensare che qualcuno mi conduca per mano.